Distanti dai soldi e distanti dai conflitti d’interesse! il documento che ho presentato nella direzione metropolitana del PD di Venezia

Distanti dai soldi e distanti dai conflitti d’interesse! il documento che ho presentato nella direzione metropolitana del PD di Venezia

Distanti dai soldi e distanti dai conflitti d’interesse! il documento che ho presentato nella direzione metropolitana del Partito democratico di Venezia

Foto Marco 1

Care Democratiche e cari Democratici,
i fatti accaduti in questi ultimi giorni ci hanno tolto la gioia che ci avevano trasmesso gli ottimi risultati elettorali ottenuti dal nostro Partito alle elezioni Europee e alle elezioni Amministrative del 25 maggio.
La gioia è durata pochi giorni fino a mercoledì 4 giugno quando siamo stati svegliati dalla notizia di numerosi arresti, legati a un sistema corruttivo costruito attorno al MOSE, che ha coinvolto politici, imprenditori, magistrati contabili e rappresentanti della Guardia di Finanza.
In realtà avrebbe dovuto essere un altro giorno di festa: si realizzava, infatti, quello che molti di noi auspicavano da tempo, ovvero lo smantellamento del “sistema Galan & C.”, quel sistema di potere ben raccontato da Renzo Mazzaro nel libro “Padroni del Veneto”.
Non è stato un giorno di festa poiché tra i destinatari del provvedimento cautelare vi sono 2 esponenti politici che fanno riferimento al nostro Partito: il Sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e il Consigliere Regionale Giampietro Marchese.

Lo shock è stato forte, in particolare per l’arresto del Sindaco di Venezia che ha determinato un effetto mediatico planetario che ha messo in secondo piano tutte le “storture” del sistema Consorzio Venezia Nuova – Regione Veneto.
Il tema di come si finanzia un Partito e di come si finanziano le Campagne Elettorali è questione cruciale.
I fatti accaduti in questi giorni, in Veneto e a Venezia, ci impongono di fare chiarezza.
Dobbiamo analizzare senza ipocrisie e senza falsità il problema: siamo chiamati a rimuovere qualsiasi opacità ai fatti accaduti in passato per darci da subito e per il futuro, dei comportamenti e delle procedure ancora più lineari e trasparenti.
Esistono finanziamenti leciti ed altri illeciti; e tra i finanziamenti leciti va fatta una ulteriore distinzione fra i finanziamenti opportuni e quelli inopportuni.
Ma veniamo ai fatti contestati a Giorgio Orsoni e a Giampietro Marchese accusati di aver intascato illegalmente delle somme per finanziare alcune campagne elettorali: si tratta di reati molto diversi rispetto quelli contestati agli altri imputati che dovranno rispondere di corruzione e concussione.
Sbaglieremmo, però, se ci soffermassimo su quale sia il grado d’illegalità de fatti contestati.
L’evoluzione di questi ultimi giorni ha portato alla scarcerazione del Sindaco Giorgio Orsoni a seguito di patteggiamento, fino alla fine speravo che si trattasse di un errore giudiziario e che fosse dimostrata la totale estraneità ai fatti contestati ma il fatto che la scarcerazione sia avvenuta a seguito di un parziale riconoscimento di aver commesso atti illeciti ha portato il partito metropolitano di Venezia, in piena sintonia con il partito Comunale , Regionale e Nazionale a chiedere le dimissioni del sindaco.
Il trauma dell’arresto del Sindaco, delle sue conseguenti dimissioni e quindi dell’avvio di una fase commissariale del comune di Venezia è uno shock fortissimo per la città di Venezia, per il Veneto e per il nostro partito a tutti i livelli. Ora dovremo ripartire da questo trauma affinché nulla sia più come prima. Lo stesso vale per l’arresto del consigliere Regionale Marchese, sarebbe ipocrita da parte nostra dire che Orsoni non era un nostro iscritto o dire che Marchese si era autosospeso dal Partito Democratico da circa un anno, sarebbe un modo sciocco per tentare di scansare il problema, un modo per dire che il problema non ci riguarda.
Sappiamo che non è così: sia Orsoni che Marchese appartengono al PD e se hanno commesso degli atti illeciti, per reperire risorse da destinare a campagne elettorali o per finanziare l’attività politica, dobbiamo avere la capacità di prenderci carico della responsabilità in modo da verificare fino in fondo se questi atti illeciti sono stati commessi anche da altri e se le eventuali risorse “illecite” o “inopportune” siano entrate nei bilanci del partito.
Chi svolge attività politica deve dare innanzitutto dei buoni esempi; in questo senso qualsiasi comportamento illegale va censurato e la linea di demarcazione fra atti leciti e illeciti deve essere netta: non possono esserci comportamenti che macchiano la nostra azione politica e che rompono il rapporto di fiducia tra il nostro Partito e i cittadini.
Ci sono, però, anche atti leciti ma inopportuni: anche in questo caso deve esserci una chiara demarcazione.
Dobbiamo compiere un importante atto di coerenza: non è possibile che nei nostri programmi elettorali ci sia, per esempio, la battaglia contro una specifica grande opera e poi accettare che chi quell’opera la sta effettivamente costruendo è anche il finanziatore della nostra campagna elettorale.
Le domande che dobbiamo farci e alle quali dobbiamo rispondere sono:
1) Quanto è costata la campagna elettorale delle provinciali del 2009 e come è stata pagata?
2) Quanto è costata la campagna elettorale per le primarie dei vari candidati sindaci di Venezia? E come è stata pagata?
3) Quanto è costata la campagna elettorale per l’elezione a Sindaco di Venezia nel 2010 e come è stata pagata?
4) Con quali strumenti si è finanziato il partito provinciale in questi ultimi 5 anni?
A tal proposito ho già fatto fare una prima verifica ad una commissione d’indagine provvisoria: avevo bisogno di avere un primo resoconto da poter presentare all’assemblea nazionale del nostro partito di sabato 14 scorso.
Mi sento di affermare che non ci sono finanziamenti illeciti transitati, per le casse del partito provinciale negli anni che sono stati verificati .
Ma l’indagine va approfondita e a tal proposito propongo di istituire una commissione d’indagine che nel corso dei prossimi 3 mesi valuti attentamente i bilanci e valuti i costi delle campagne elettorali al fine di individuare comportamenti illeciti e i comportamenti leciti ma inopportuni dal punto di vista politico.
Nel 2010, come sapete, ho seguito la campagna elettorale di Bortolussi, candidato Presidente della Regione Veneto: conosco benissimo com’è andata quella dispendiosa campagna elettorale, per la quale sono certo che non c’è stato neanche mezzo euro fuori posto. Mi piacerebbe che anche per le altre nostre campagne elettorali potessimo dire altrettanto.
Questo diventerebbe un punto di forza incredibile anche per affrontare le prossime sfide regionali e comunali. Questo lo dico perché una cosa è certa: nel 2010 il candidato presidente Zaia, insieme ai partiti che lo sostenevano, spese una quantità enorme risorse e non è mai stato reso noto all’opinione pubblica da dove queste siano arrivate.
Certo che una battaglia di questo tipo non può essere fatta se qualcuno tra di noi, per finanziare le campagne elettorali delle provinciali o delle comunali o altro, non si sia comportato correttamente.
Nel corso di questa ultima settimana sono emersi dei fatti eclatanti, la magistratura sta facendo il proprio lavoro e stanno emergendo intrecci ed intrighi che non avremo mai immaginato.
Esiste un problema di trasparenza ma esiste anche un problema di sostanza: non possiamo dire di essere esenti alla luce di quanto emerge e non possiamo neanche dire che il problema riguarda solamente le persone direttamente coinvolte.
Se per finanziare alcune campagne elettorali si sono spese cifre sproporzionate di certo la responsabilità non può ricadere solamente sulle persone che sono oggetto dell’indagine o delle contestazioni.
Venti anni fa ognuno di noi militava in partiti diversi e ognuno di noi ha vissuto quella fase in modo diverso io l’ho vissuta da schifato per essere stato profondamente deluso da alcuni leader del mio partito nei quali credevo.
Altri che militavano in altri partiti l’hanno vissuta come una specie di rivincita e distinzione morale, ma anche in quel caso nessuno era esente e le mele marce erano dappertutto, certo in quantità diversa ma c’erano.
E’ stato il tempo di alcuni, considerati eroi dai militanti del proprio partito: mi viene in mente il “compagno G” o altri che si sono sacrificati personalmente per evitare che fosse coinvolto il proprio partito.
Esiste una regola non scritta che, secondo me, dovrebbe essere una sorta di vangelo per chi fa politica e che si riassume in questa frase: “Chi vuol fare bene l’attività politica deve stare distante dai soldi e distante dai conflitti d’interesse”.
Il Partito Metropolitano non sarà messo in ginocchio da questa vicenda. Saremo in grado di fare chiarezza anche esaminando attentamente i bilanci degli ultimi cinque anni, riducendo le spese ordinarie ed elettorali, definendo in modo ancora più netto il limite di demarcazione tra il Partito e la Fondazione Rinascita e cambiando anche sede Provinciale per trovarne una nuova e meno costosa.
Inoltre qualora venisse appurato che tra i finanziamenti ricevuti dal partito vi fossero risorse frutto di sopra-fatturazioni e quindi di evasione fiscale il partito metropolitano restituirà tali risorse alla collettività versando le eventuali cifre che emergeranno all’agenzia delle entrate.
Il PD è il Partito delle migliaia di militanti che ogni giorno lavorano sul territorio, ed è questo il valore che deve emergere.
Il Segretario Metropolitano
Marco Stradiotto
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